benessere

Ritorna lo Yoga all’ IFO Regina Elena

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di Barbara Damiani e Alessandra Dechigi

Lunedì 7 ottobre 2019 è ricominciato il corso di yoga, tenuto da insegnanti della Federazione Italiana Yoga, presso l’IFO ospedale Regina Elena a Roma.

Il laboratorio di yoga è dedicato a tutti coloro che hanno attraversato la malattia o che stanno ancora in cura presso l’ospedale.

La prima lezione dell’anno è stata inaugurata da Porzia Maria Favale, Rappresentante Regionale Lazio FIY, con il supporto dell’insegnante Barbara Damiani e Massimo Olivieri.

La ricerca di serenità, rilassamento, ritrovare la gioia, l’elasticità e l’energia per affrontare i momenti difficili della malattia sono gli elementi che le persone cercano in una lezione di yoga in ospedale e chi era presente lo ha confermato.

Durante tutta la lezione gli insegnanti hanno aiutato gli allievi a ritrovare un senso di benessere attraverso piccoli accorgimenti da utilizzare durante la pratica quotidiana individuale, ma soprattutto si è cercato di portare l’attenzione al respiro, veicolo delle nostre emozioni, per liberare la mente dai piccoli e grandi pensieri. I movimenti accompagnati da un respiro calmo e regolare diventano in questo modo uno strumento per ricaricarsi, per far circolare nel corpo energia positiva.

L’appuntamento per tutti è ogni lunedì fino al prossimo giugno!

di Barbara Damiani e Alessandra Dechigi

Yoga e Meditazione a Novembre 2019 Si raddoppia il gruppo!

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Sabato 09 e Domenica 10  e Sabato 23 e Domenica 24  Novembre 2019

Due Seminari Speciali dedicati alla MEDITAZIONE.

Un seminario dedicato ad uno degli argomenti più discussi di questi ultimi anni da molti illustri rappresentanti della Scienza e della Medicina tradizionale. La meditazione sembra avere un effetto sull’azione dei geni, sulla loro espressione. Un team internazionale di ricercatori che opera nel Dipartimento di medicina predittiva e per la prevenzione dell’Istituto nazionale dei tumori (Int) di via Venezian a Milano, ha analizzato un gruppo di meditatori esperti, sottoponendoli a un prelievo prima e dopo una sessione di meditazione. Dalla ricerca è emerso che si inibiscono i geni dell’infiammazione e che vengono modificati anche i geni che regolano l’acetilazione degli istoni, enzimi che consentono o bloccano la lettura del Dna. E, come l’ambiente e gli stili di vita, influenzano l’epigenoma che avvolge il genoma. Come una capsula-filtro. Come in un computer il software rispetto all’hardware. Protezione sì, ma anche interazione. L’epigenoma è come un interruttore che accende e spegne geni in base alle sollecitazioni del micro e del macro-ambiente. Ecco allora che se il Dna del genoma è il Karma, cibo e pensiero tramite l’epigenoma possono sfidare il Karma……..( fonte : rivista NEUROSCIENZE del Corriere della Sera

Accreditati studi scientifici dimostrano  che la pratica regolare dello Yoga ha un effetto protettivo sulla lunghezza dei telomeri e sull’enzima telomerasi, responsabile del mantenimento dei telomeri…. quindi , data la scoperta del premio nobel 2009 la biochimica australiana Elizabeth Blackburn che ha scoperto appunto che l’ accorciamento dei telomeri è responsabile dell’ invecchiamento cellulare , PRATICARE YOGA REGOLARMENTE RALLENTA SENSIBILMENTE L’INVECCHIAMENTO CELLULARE !!!!

Inoltre, alcune FORME MEDITATIVE dello Yoga, sono state utilizzate per AUMENTARE IL FLUSSO SANGUIGNO CEREBRALE in aree della corteccia prefrontale associate all’attenzione e hanno dimostrato di MIGLIORARE LA MEMORIA.

Per tornare allo stage “speciale meditazione” si terrà in un luogo davvero particolare ” L’ Oasi Francescana” . La struttura, ospitata in un ex complesso conventuale, venne costruita sul “greppo” di San Cosimato , una rupe di travertino   a strapiombo nel punto in cui il torrente Licenza confluisce nel fiume Aniene. Il luogo si trova a 2 km dalla cittadina di Vicovaro  (30 km ad est di Roma).
Il complesso,  nato su resti di età romana che a loro volta parrebbero insistere su opere precedenti, occupa una vasta superficie, cinta da muri; Le mura oltre a contenere la struttura, delimitano un parco di circa due ettari nel quale si trovano cipressi secolari, alberi da frutta, ulivi e prati.  Una struttura affascinante con una storia che si perde nella notte dei tempi e all’ interno della quale sarà ancora  possibile visitare gli antichi Eremi dove i monaci si ritiravano nella preghiera e nella meditazione.

Lo stage  sarà tenuto dai due Insegnanti Federali:

Porzia Maria Favale    e

Massimo Olivieri ( specializzato nelle tecniche della meditazione)

Il silenzio e la pace del luogo, la particolare energia che si genera nei luoghi dove dove si uniscono due corsi d’ acqua,  nonchè la totale immersione nella natura spettacolare dalla quale è completamente circondato, ma anche la lontananza dai frenetici mezzi di comunicazione che strappano le nostre ore riempendole di bisogni e preoccupazione, rappresenteranno un microclima ideale per godere dell’ambiente esterno e per volgere il proprio sguardo verso l’interno del proprio spirito e della propria coscienza.

A disposizione di chi vorrà concedersi una pausa, un ambiente davvero suggestivo ricavato nel sottosuolo del Convento : L’ ” Antica Cisterna” una particolare enoteca ricavata nella antica cisterna romana che serviva da approvvigionamento dell’ acqua, e che ospita oltre 130 etichette sulla carta dei vini.

Il gruppo che era stato programmato per il 23 e 24 novembre si è chiuso in pochissimo tempo e dato che continuano ad arrivare richieste per offrire questa magnifica esperienza a tutti coloro che lo desiderano è stata concordata con l’ “Oasi Francescana” un’ altra data che sarà il 09 e 10 novembre .

Potete richiedere il programma dettagliato dello stage compilando il modulo di seguito o scrivendo a yogaroma@yogaroma.it

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La Giornata del Sollievo venerdì 24 maggio 2019

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di Alessandra Dechigi:

Non è stato un venerdì mattina consueto per chi ha varcato il grande portone del San Gallicano – Regina Elena. Oggi l’atmosfera era diversa.

I volontari di tante Associazioni insieme agli insegnanti della Federazione Italiana Yoga hanno dato il loro contributo per celebrare “la Giornata del Sollievo”.

“Esiste il dolore, ma esiste il modo di superarlo” dice il Buddha e questo è lo spirito che si è letteralmente respirato attraverso gli esercizi di rilassamento e di respirazione antalgica che a turno, gli insegnanti della FIY hanno offerto ai presenti interessati.

La respirazione è uno degli atti più importanti che vengono compiuti dal corpo, oltre che uno di quelli con il maggior numero di effetti diversi: un respiro ossigena le cellule, espelle gli scarti del metabolismo, aiuta a comunicare (sia verbalmente che non verbalmente, basti pensare agli sbuffi di noia), permette l’espressione artistica di sé, aiuta a rilassarsi.

Un altro effetto, non molto conosciuto ma potenzialmente molto interessante, della respirazione è il controllo del dolore. Sebbene sia famosa l’importanza delle tecniche respiratorie in momenti particolari come il travaglio, occasione in cui il respiro viene utilizzato per minimizzare i dolori delle partorienti, l’efficacia della respirazione antalgica va ben al di là di questo singolo contesto.

Gli effetti della respirazione antalgica (termine di provenienza greca che significa letteralmente “che contrasta il dolore”) sono da spiegarsi secondo due principali ordini di motivi. Il primo di essi, più strettamente correlato all’atto respiratorio, è legato ai movimenti muscolari compiuti durante la respirazione: i muscoli respiratori, soprattutto quelli accessori (addominali, dorsali, trapezi) giocano un ruolo importante nel mantenimento della corretta postura. Dal momento che l’equilibrio posturale aiuta a evitare il manifestarsi di dolori acuti e cronici, l’incidenza di questi ultimi può essere limitata semplicemente curando la respirazione.

In secondo luogo, è stato scientificamente provato come le tecniche di respirazione profonda, interagendo con i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, aiutino a raggiungere uno stato di rilassamento psicofisico che permette di tenere sotto controllo dolori anche intensi, come ad esempio quelli post-operatori o quelli legati alle lombosciatalgie.

Un esempio di tecnica di respirazione antalgica molto semplice da provare è quello della cosiddetta “respirazione 4-7-8”: 4 secondi di inspirazione, 7 secondi di pausa e 8 secondi di espirazione per rilassare il corpo e la mente e alleviare in breve tempo i dolori senza necessariamente ricorrere agli antidolorifici convenzionali, il tutto attraverso un’azione innata, semplice e naturale come la respirazione.

Il tema del sollievo dal dolore riporta al tema della libertà. Tutti stiamo imparando ad essere liberi e possiamo farlo solo comprendendo in che modo siamo prigionieri.

Ogni fenomeno fisiologico, psicologico o fisico può diventare una porta che conduce alla verità.

L’essenza della felicità è un corpo che non soffre e un cuore e una mente che non sono oppressi da ansia, paura e odio. Possiamo nutrire questa consapevolezza grazie al respiro.

 

Respira e sai che sei vivo.

Respira e sai che tutto ti aiuta.

Respira e sai di essere il mondo.

Respira e sai che pure il fiore respira.

Respira per te stesso e respiri per il mondo.

Inspira compassione ed espira gioia.

 

Respira e sii uno con l’aria che respiri.

Respira e sii uno col fiume che scorre.

Respira e sii uno con la terra che calpesti.

Respira e sii uno col fuoco che arde.

Respira e interrompi il pensiero di nascita e morte.

Respira e vedi che l’impermanenza è vita.

 

Respira per la gioia di essere stabile e calmo.

Respira per il dolore che scivola via.

Respira per rinnovare ogni cellula del tuo sangue.

Respira per rinnovare le profondità della coscienza.

Respira e prendi dimora nel qui e ora.

Respira e ciò che tocchi sarà nuovo e reale.

 

– Sister Annabel Laity –

di Alessandra Dechigi

Commento di Barbara Damiani
 
Insieme a me hanno condiviso questa esperienza Massimo Olivieri e Roberta Fucilli.
 
“Ho sempre pensato che lo Yoga fosse un sollievo da regalare alla mia vita e da quando sono insegnante anche ai miei allievi, e da quando partecipo come insegnante della Federazione alle lezioni presso l’ospedale IFO Regina Elena ho avuto la conferma del sollievo che lo yoga regala anche a persone che stanno attraversando una malattia importante.
L’esperienza di questi anni  mi ha insegnato che lo stress e la fatica della malattia si può alleggerire aiutando a ritrovare il respiro e

liberando la mente . Per questo per la giornata del sollievo abbiamo partecipato per regalare un momento di rilassamento guidato

e attenzione al respiro.
Le brevi sessioni che abbiamo condiviso in questa giornata, con pazienti, parenti, volontari e operatori dell’ospedale sono state seguite da sorrisi, abbracci e ringraziamenti,  e questo ci conferma ancora una volta l’importanza dello Yoga all’interno di un ospedale. ”      Barbara Damiani

SI RICOMINCIA!

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L’attesa è finita: il prossimo lunedì 13 maggio 2019 lo yoga torna all’IFO ospedale Regina Elena.

Il corso aveva subito una interruzione a causa di esigenze legate alla ristrutturazione di alcuni spazi della struttura.

I lavori sono terminati e gli insegnanti FIY unitamente ai partecipanti e ai volontari non vedono l’ora di ricominciare a praticare insieme.

Il sodalizio fra FIY e IFO continua nella comunione d’intenti: l’umanizzazione delle cure.

Così, finalmente, lunedì 13 maggio 2019 dalle 14.30 alle 16.00 l’appuntamento settimanale riprende e si rinnova.

Chiunque voglia partecipare può stendere il tappetino e condividere l’entusiasmo di essere ancora insieme ogni lunedì.

Buona pratica!

Alessandra Dechigi

Il Relais Monastero San Biagio , location di Estate di Yoga e Benessere giugno 2019

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Il Relais Monastero San Biagio

La storia

Si ritiene che la prima costruzione del Monastero risalga intorno all’anno 1000 sui resti di un altare pagano allo scopo di dare ospitalità a guerrieri, nobili e borghesi appartenenti all’ordine dei Cavalieri Templari.

Nel 1333, l’antico Monastero, raggiunto il suo massimo splendore e riconoscimento, venne battezzato Ecclesie San Blasis, in onore del Santo Biagio, vescovo e medico facente parte dei quattordici santi ausiliatori, ossia, quei santi invocati per la guarigione di mali particolari.

Durante i lavori di ristrutturazione, eseguiti nell’estate del 1997, sono tornati alla luce cunicoli sotterranei,  cripte, incisioni e segni di quanti negli anni lo abitarono, tra questi simboli esoterici, spicca una pietra con incisioni pagane risalente al 900 d.c., e poi ancora, incisioni di un ordine Templare che intorno al 1215 si insediò nel Monastero.

Finestre a ogiva, possenti travature, architravi con richiami pagani, templari e benedettini: sui

muri sono incisi un trigramma di San Bernardino del 1427 e il simbolo Tau dei Templari.
Già allora i pellegrini, nell’intento di raggiungere la Terra Santa, transitavano per la via Flaminia a poca distanza dal Monastero che divenne dunque anche ostello e riferimento obbligato.

I monaci, attraverso le loro segrete sapienze, utilizzando erbe, esercizi, lavoro e preghiera, creavano per i loro ospiti le condizioni perché questo breve ma intenso soggiorno diventasse un momento di purificazione, rigenerazione e orientamento nel loro cammino verso la meta: quindi, anche luogo di guarigione e cura.

Alla fine del templarismo, il Monastero diventò infatti una canonica dove si  accoglievano quei monaci e pellegrini provenienti dal nord Europa e diretti, a piedi per devozione e penitenza, a Roma e successivamente in terra santa.

L’Abbazia compare sia nelle “Rationes decimarum” del sec. XIV che nel “Liber beneficiorum” del 1528 nel quale risulta membro della cattedrale di Nocera.
Nel 1563, si ebbe una riedificazione del Monastero, con l’innalzamento di un piano e l’ampliamento della chiesa, per eleggerlo a diocesi del territorio tra Foligno e Gualdo Tadino.
Nei primi anni del 1900 venne affidato ad un curato che trasformò parte dello stabile in scuola elementare, mantenendo l’altra parte a chiesa per le celebrazioni; nel 1947 l’ultima cerimonia e poi venne abbandonato.

Ed ecco comparire Angelino… un Signore barbuto già in età avanzata, di rientro in Italia dal Lussemburgo, dove una forte silicosi l’aveva debilitato. Tornato per trascorrere i suoi ultimi giorni nella sua casetta in mezzo al bosco, che di lì a breve tempo un forte terremoto rende impraticabile. Angelino così viene costretto alla ricerca di un altro rifugio. Per un periodo di tempo  si protegge in una grotta di fronte a casa, ma a breve eleggerà a sua nuova dimora la chiesa del Monastero, già in avanzato stato di abbandono, ma adeguata ad ospitarlo. Costruitosi un cassone di legno vicino all’altare per dormire durante la notte, trascorre le sue giornate nutrendosi di quanto trova nel territorio.
Quando, casualmente, viene in possesso di alcuni libri, si trattava di antichi erbari, che suscitano in lui un particolare interesse, e così un po’ per necessità, un po’ per curiosità, un po’ per occupare il tempo, Angelino inizia a sperimentare e applicare quanto legge: raccoglie le erbe nel parco, le mette ad essiccare al sole, alcune nell’acqua a macerare, con altre si nutre e… in questo modo prova a curarsi.
Così facendo, in breve tempo, la sua salute inizia a migliorare, fino a guarire completamente la sua malattia. Nessuno si immaginava un simile effetto, ed in questo modo ottiene credibilità e apprezzamento, tant’è che gli abitanti del luogo lo eleggono a dottore alchimista (ancora oggi gli anziani del paese di Lanciano ne parlano)

Aspetto attuale

Caduta per molti anni in stato di abbandono, l’antica canonica è stata recentemente riportata al suo antico splendore grazie ad una sapiente ed amorevole opera di restauro, durata otto anni e attuata nel pieno rispetto della storia del monastero.
Oggi il Relais Monastero di San Biagio, situato vicino a Nocera Umbra, è una dimora affascinante e raffinata, dove è stata mantenuta intatta la sobrietà del luogo, prestando però un’attenta cura ai dettagli e al comfort.

L’antico refettorio è stato trasformato in sala ristorante e un laboratorio per la produzione artigianale di birra, ispirato alla tradizione monastica dei mastri birrai.

Il Centro di Rigenerazione Benessere e la riscoperta degli antichi manoscritti ed erbari dei Monaci  ha creato una continuità con il periodo in cui i Monaci si prendevano cura dei pellegrini che transitavano di la.

 

 

Tutto questo permetterà  agli ospiti che parteciperanno al prossimo W.E. di Estate di Yoga e Benessere che si terrà sabato 01 e domenica 02 giugno 2019  di  fare ,contemaporaneamente alle pratiche Yoga,  anche un  un affascinante viaggio nel tempo……Arrivederci a Giugno!

 

RIFLESSIONI SU SANTOSHA: IL SAPERSI ACCONTENTARE

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di Monica Fava

Le persone sbuffano.

Quando sono molto impegnate ma anche quando non lo sono; quando sono infelici, quando sono pensierose. Forse anche molto di più di quanto ce ne sarebbe bisogno.

Che poi,  se si legge la definizione del vocabolario…

/ṣbuf·fà·re/

 

Del cavallo, emettere con forza l’aria dalle froge.

ESTENS.

Di persona, emettere fiato dalla bocca semichiusa dilatando le guance, per uno sforzo fisico, o per insofferenza, impazienza, fastidio

 

…ci si accorge che il verbo SBUFFARE in prima battuta riguarda il cavallo, ma per estensione è utilizzato anche per gli esseri umani. Ho iniziato così a cercare e ho scoperto che quando i cavalli sbuffano dal naso, sono FELICI. Ed ecco un’altra domanda si fa spazio… perché l’accezione umana è legata all’insofferenza, all’impazienza e al fastidio?

Un buono spunto yogico!

Infatti Patanjali, nel suo inestimabile “Yoga Sutra”, nel Secondo Pada, introduce tra gli Niyama, le attitudini personali, Santhosha, un termine sanscrito (SAM ,“tutto” o “del tutto” e TOSHA, “appagamento,  accettazione”) che tradotto significa “gioia incondizionata” o “contentezza senza forma” e rappresenta uno stato di genuina felicità, indipendente da tutto quello che succede attorno a noi.

“La pratica dell’appagamento conduce ad una felicità estrema”, Yoga Sutra, II, 42.

Accontentarsi è una festa continua.

In prima battuta il termine sembra limitare la bellezza e la vitalità, ma riflettendo più approfonditamente si capisce che ci vuole molta forza per godere e amare ciò che la vita offre. E’ essere consapevoli del momento presente; liberi dai desideri, dai rimpianti del passato e dalla paura del futuro.

Lamentarsi è invece rimanere nell’angoscia.

Lo stato mentale di Santhosa è quello di staccarsi e non essere influenzati dalle richieste dei sensi, perché l’identificazione con i sensi causa una insoddisfazione di base, quasi di imperfezione, sicuramente di bramosia che una volta appagata, esaudita, ben presto riemerge e serve altro e altro ancora.

Non essere contenti è un fardello esclusivo del regno umano, basta guardarsi attorno, e nemmeno troppo lontano, per osservare le persone che ci circondano. L’uomo guarda il mondo attraverso i propri bisogni, i propri desideri materiali, diffidente, con la paura di ciò che la vita gli presenta, senza capire che ciò che riceviamo è ciò di cui necessitiamo e soprattutto dimenticando di essere parte di un tutto, che se viene vissuto e coltivato con gratitudine, genera contentezza e positività.

Coltivare Santosha significa rendere la propria vita migliore, piena e senza contraddizione.

E’ un’opportunità di miglioramento, di comprensione di sè stessi e di serenità.

Implica il saper discernere, ovvero distinguere ciò che può essere cambiato (futuro), seminando nel presente, e accettare ciò che non può essere cambiato (passato); l’essere equanime, cioè  imparziale nell’assumere una posizione o nel pronunciare un giudizio e infine il riuscire a conquistare una pratica paziente e costante, per non alimentare i nostri pensieri vorticosi e dispersivi e avere un’esperienza diretta della nostra natura interiore.

E’ la stessa sensazione che percepiamo dopo la lezione di yoga, in cui abbiamo abbandonato, o provato ad abbandonare J, la smania per il risultato dell’asana; accettato il nostro corpo in tutti i suoi limiti; proiettato il nostro sguardo all’interno, dove risiede quella parte di noi che non è soggetta a cambiamento; lasciato fluire il respiro… è quella sensazione di leggerezza nel sentirsi centrati nel presente, nel qui&ora, liberi da ansie, da tristezze e incombenze quotidiane.

Praticare non attaccamento, accettazione degli stati interiori, senza combatterli, senza allontanarli ma rimanendo in ascolto, sedendo e attivando il testimone interno, per percepire fino nelle profondità se quella reazione è veramente tua o dovuta a schemi, condizionamenti è uno dei modi dei accedere alla felicità.

Anche perché quando si iniziano ad accettare i propri pensieri, i propri sentimenti e azioni, quando si inizia ad essere gentili con se stessi, quando si accoglie ogni evento senza accezione capendo che nulla viene per nuocere, è proprio in quell’istante che accade la meraviglia, si diventa capaci di mettere in atto dei veri cambiamenti.

“Come il fuoco ardente riduce in cenere la legna, così il fuoco della conoscenza (jnana) riduce in cenere tutte le azioni. Su questa terra non vi è nulla che purifichi più della conoscenza; col tempo, chi si perfeziona nello Yoga apprenderà ciò in se stesso.” B.G. IV, 37-38.

Di Monica Fava

INSEGNAMENTI

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di Alessandra Dechigi:

C’è bisogno di tempo per digerire gli alimenti del mondo.

C’è bisogno di tempo per metabolizzare un insegnamento.

Domenica scorsa sono stata nutrita parecchio, al limite “dell’indigestione”. La mia “tazza” era colma e sicuramente non grande abbastanza da contenere tutto ciò che scaturiva incessantemente dall’ incontro generoso con Swami Atmapriyananda.

Una frase resta brillante dentro di me che ha lasciato un’impronta forte che solo ora, a distanza di giorni, riemerge in tutta la sua forza: “Non siate mendicanti di gioia, ma siate i vostri stessi sovrani.”

E’ così che mi sento oggi: sovrana.

Una sensazione bellissima, rotonda, piena. Mi stupisco di non averla mai colta in modo così ampio e in questa ampiezza mi tornano alla mente altre frasi, altre verità ed il nutrimento ricevuto dallo Swami, quasi “esagerato” nell’immediatezza, rivela tutta la sua benefica potenza.

Sento la mia anima più tonica, flessibile e sana. Mi mancano parole appropriate per descrivere bene la rigenerazione che provo. Devo ricorrere a metafore che però sono troppo parziali….

Così, da sovrana come mi sento oggi, decido di ritirarmi in silenzio nel mio enorme spazio, come un bambino che ama la propria compagnia.

Ringrazio Swami Atmapriyananda della sua generosità e mi sento fortunata di averlo trovato sulla mia strada e mi auguro di poterlo incontrare di nuovo.

Alessandra Dechigi