CORONASANA

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Il tappetino si è allargato.

Ora mi trovo all’interno, costretta a fare i conti con tutto ciò che è dentro: in casa.

L’esterno, la distrazione, lo svago, la fuga, insomma tutto ciò di cui pensavo di poter disporre a piacimento… è negato.

Devo misurarmi con ciò che è essenziale, privato e il più delle volte trascurato. Si, trascurato, messo da parte, impolverato e poco illuminato…” tanto è lì, appena ho un po’ di tempo ci penserò, metterò a posto…”

Ora eccomi qua, a riscoprire l’interno, a sentire la “casa”.

Il 21 Marzo si è compito il primo grado dell’acquario.

Già, l’Era dell’Acquario, della comunicazione, delle finestre ampie e trasparenti, del sapere, dell’unità. l’Era retta da Urano il cui elemento è ARIA.

Mi sono sempre chiesta come avrei fatto a capire l’entrata della Nuova Era, quali segnali avrei dovuto vedere, quali i simboli da decifrare, quale sarebbe stata la “svolta globale”…

Ecco. Siamo tutti. E’ ora.

Mi confronto con la riduzione dell’attività, sono con lo sguardo rivolto all’interno e immedesimata sull’infinito.

Vivo una specie di digiuno, una forma semplice di ascesi; un tapas che è ricerca fra anima e suprema realtà spirituale: trasformare il momento attuale di apparente “segregazione” è la grande opportunità che mi si prospetta.

Il virus è stato evocato attraverso l’uso sciatto e dissennato del linguaggio informatico, che via via si è trasformato in gergo ordinario.

Con leggerezza fino a ieri abbiamo definito “virale” qualunque cosa si condividesse su larga scala.

Ora non osiamo parlare, ci teniamo a distanza e le mascherine ci impediscono di intercettare i sussurri a fior di labbra.

Siamo chiamati a ritrovare la nostra “casa” prendendo atto dei limiti e ritrovare l’energia profonda della vita.

E’ come una grande lezione corale, in una palestra globale, senza tappetino personale.

Mi sento una principiante che si cimenta con l’immobilità della prima asana, distratta dai pensieri e con i sensi che mi trascinano fuori, altrove, dove non posso andare.

Poi a tratti ecco che qualcosa si rilassa e tutto diventa più comodo e confortevole e trovo pace nella mia “casa” che è nello spazio fra le sopracciglia: il suono del respiro emerge e sono viva.

E ora lo yoga

Alessandra Dechigi

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