TANTRA – La sacralità del femminile

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TANTRA-la sacralità del femminile di : Gioia Crocisacralità-femminile

(Seminario sul Tantra a Roma)

Tenuto da Eros Selvanizza, si è svolto a Roma

il 22 marzo 2015 un Seminario dedicato ad un tema

molto affascinante : TANTRA- la sacralità del femminile.

E infatti era presente un folto gruppo di insegnanti,di  praticanti ma anche di persone che si dedicano alla ricerca spirituale, desiderose di una messa a fuoco su un argomento assai vasto, interessante e purtroppo molto confuso.

Non è il tema TANTRA ad essere confuso in sé, ma la divulgazione avvenuta in occidente è

stata parcellizzata, a volte mal interpretata, mescolata ad altri argomenti forse per superficialità, forse per dimostrare e sostenere tesi eterodosse e consumistiche che davvero poco hanno a che fare con gli autentici contenuti del Tantra.

C’era dunque nei partecipanti un preciso desiderio di riordinare e inquadrare in una visione

oggettiva questa massa di nozioni incomplete, spesso fraintese e usate ad arte.

E dunque i punti di riferimento sono stati i maestri del Tantra Yoga,coloro che nell’età moderna hanno contribuito a far conoscere e divulgare in occidente queste antichissime tecniche con

i loro testi e i loro insegnamenti : Swami Satyananda Saraswati, Andrè van Lysebeth e Nataraja Guru del Kerala.

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Come sappiamo fino alla noia, parlare di Tantra e delle varie pratiche connesse è come scoperchiare il vaso di Pandora: dalle performance sessuali di cantanti pop, a record di “resistenza”, a una sorta di diffusa promiscuità di tipo pornografico  fino agli ammiccamenti

volgari al Kama Sutra che addirittura viene stravolto e proposto dalle TV commerciali in

fascia diurna.

Tutto ciò NON E’ Tantra.

Meglio chiarire subito e cercare una conoscenza corretta, quella delle origini e delle fonti.

Etimologicamente TANTRA significa strumento di espansione della coscienza (tan:estensione

tra: strumento, mezzo), è un’avventura coscienziale (Aurobindo) e, in definitiva un altro modo di vivere, più che una serie di pratiche e rituali.

Diversi sono i metodi attraverso i quali l’individuo può ricongiungersi alla sorgente dell’Assoluto.

Nella ricerca spirituale dell’India, nelle varie correnti yogiche possiamo attingere all’Assoluto attraverso pratiche severissime, una via che si può definire ascetica.

Ma, non solo vivendo da asceti possiamo giungere alla meta: Il Tantrismo comprende molte tradizioni esoteriche proprie dell’induismo e della filosofia buddista e viene considerato come

una sorta di “scorciatoia” verso la piena Realizzazione della Coscienza, l’illuminazione.

I rituali della Via Tantrica della Mano Sinistra  – e Andrè van Lysebeth

era un tantrika di questa tradizione- vengono spesso rigettati o considerati estremamente pericolosi dall’induismo ortodosso e di conseguenza avversati dagli indiani arianizzati .

 

Sarà meglio fare un tuffo nel passato per comprendere cos’è successo nei millenni.

Come sappiamo il tempo della preistoria è lungo, molto più lungo di quello a cui oggi i nostri calendari si riferiscono per il conteggio temporale, cioè partendo dalla nascita di Cristo,

circa 2.000 anni fa.

È infatti circa 30.000 anni fa che ha inizio la storia della Dea: a questo periodo risalgono i primi ritrovamenti. Un tempo molto più lungo rispetto a quello delle società patriarcali, le società che si basano sull’autorità paterna, maschile, che si definirono più o meno 5.000 anni fa.

In questo lontano passato – durato ben 25.000 anni – sono esistite civiltà che si rivolgevano al divino femminile. Popoli, tradizioni e culture che hanno considerato la Dea una realtà.

 

 

A partire dal 4000 a.C. un popolo brachicefalo, di colore scuro, capelli neri e lisci, si diffuse in India: i Dravidi.tantra4

Queste popolazioni, appartenenti alla civiltà mediterranea, penetrarono nel subcontinente indiano da ovest e si stanziarono nella zona del bacino dell’Indo, del Gange e fino a tutta l’India centrale. A loro si deve nel 3300 a.C. circa lo sviluppo della cosiddetta “Civiltà della valle dell’Indo”: le città di Mohenjo-Daro e Harappa sono le rappresentanti di cui abbiamo più testimonianze. Poco infatti è sopravvissuto alla successiva invasione ariana di questa cultura, tanto che fu dimenticata fino ai primi scavi estesi sui siti di Harappa e di Mohenjo-Daro

Ci fu lo sviluppo dell’agricoltura, dell’uso della scrittura e dell’urbanizzazione con il sorgere di svariate città in mattoni, cotti o crudi.

Il passaggio dal matriarcato alla società patriarcale è legato all’invasione ariana dell’India.

 

 

L’INVASIONE ARIANA E LE SUE CONSEGUENZE

 

A partire dal 1800 a.C. circa, grandi masse di popolazioni si spostarono a sud , penetrando , probabilmente in varie ondate, nel subcontinente indiano. All’origine di queste migrazioni ci fu probabilmente un drastico mutamento climatico (caratterizzato da una notevole diminuzione delle temperature e delle precipitazioni) che, all’inizio del II millennio a.C., interessò probabilmente l’intera Asia sud-occidentale, colpendo duramente la stessa India e portando quasi al collasso l’antica ed evoluta civiltà della valle dell’Indo.

 

Le tribù indoarie penetrano così, in modo lento ma costante conquistando o spingendo a sud

le popolazioni locali (dravidi).

La natura tendenzialmente indipendente dei principi guerrieri impedì tuttavia la formazione di imperi o grandi stati organizzati, mantenendo al contrario gli Arii in una condizione di instabilità politico-militare dovuta agli scontri con le popolazioni locali e con successivi gruppi migratori.

A partire dal 1300 a.C. le tribù Arie consolidano progressivamente il loro dominio in tutto il nord-ovest indiano, spingendosi successivamente fino al Punjab e alla valle del Gange diffondendo in gran parte del subcontinente la lingua sanscrita, oltre ad alcune innovazioni, tra cui l’uso del ferro.

 

Il Sud dell’India rimase comunque indipendente e saldamente legato alla cultura dravidica,

con la nascita di diversi stati molto evoluti, che sapranno mantenersi indipendenti per quasi due millenni.  Nel resto dell’India, gli Arii si fusero spesso alle popolazioni locali, dando vita ad una nuova, complessa civiltà, recante chiare tracce di entrambe le eredità. Tuttavia, nonostante molte eccezioni, i vincitori imposero generalmente un sistema sociale basato sulle caste (varna in sanscrito, che assume il significato di colore), che estromette i discendenti dei dravidi dalle posizioni più influenti.

Articolato in brahmani (sacerdoti e studiosi dei testi sacri, unici abilitati alla celebrazione dei riti sacri), kshatriya (guerrieri rappresentanti il ceto politico-amministrativo), vaisya (artigiani, commercianti, allevatori), sudra (servitori addetti ai lavori proibiti agli arii) e paria (gli intoccabili, cioè i fuori casta) questo sistema riserva le prime due e più importanti caste ai soli discendenti degli arii.

 

 

Tutte le culture antiche hanno un fondamento esoterico che si perde nelle notti dei tempi,

hanno tradizioni che lodano il potere di iniziatrici delle donne.

L’Egitto, la Grecia, L’Arabia,l’India, il Tibet e la Cina, tutte condividevano la fondamentale convinzione della sacralità femminile.

La donna era considerata l’incarnazione della bellezza, della sensualità e della vitalità amorosa, allo stesso tempo guardiano del potenziale creatore. La donna poteva DARE LA VITA!

Ogni essere umano nasce dalla YONI di una donna; ogni uomo desidera rientrare in questo territorio della femminilità perturbante con il contatto sessuale illimitato (che si realizza solo attraverso la REALIZZAZIONE DELLA PERFETTA CONTINENZA).

 

Dall’ adolescenza alla più tarda età l’uomo , consapevole o meno, cercherà di tornare, di rientrare in quel paradiso perduto che ha dovuto abbandonare al momento della nascita.

Questa terribile nostalgia, questa sete implacabile di felicità  sarà -che lui lo sappia o no – quella

di tornare in uno stato di benessere globale, di accoglienza senza limiti che ognuno di noi ha sperimentato nel ventre della madre.

Quello che l’uomo cerca in ogni congiunzione carnale è un ritorno alla beatitudine olistica,

alla vita che il cuore della madre fa pulsare in quello del figlio ad ogni battito. Ricerca che, nella stragrande maggioranza dei casi andrà delusa, fallirà il bersaglio.

Perché l’uomo non può gratificarsi di una unione carnale svilita, striminzita  e spesso mercificata mentre la sua anima anela di ricongiungersi alla Grande Madre da cui nascendo si è separato.

Si parla della sacralità che ha contraddistinto l’essenza femminile in periodi preistorici in cui

i popoli arcaici praticavano il culto della Grande Madre, la dea Lunare, la Grande Dea, chiamata

con nomi diversi a seconda dei luoghi in cui veniva venerata, alla quale poteva essere attribuita un’origine mitologica specifica, che rappresentasse e rispettasse la tradizione di ogni popolo.

Ma per quanti nomi le siano stati attribuiti e culti propiziatori e di adorazione le siano stati dedicati, Essa rappresentava un’Unica Realtà Assoluta: la Realtà Divina Onnipotente, Onnisciente

e Onnipervadente.

 

Il contatto con la Natura le permetteva anche di vivere stati interiori particolarmente sublimi e di vivere il proprio corpo e la sessualità come un’espressione divina della sua essenza.tantra5

Così la storia, raccontata un po’ come una favola, narra di un senso di appartenenza che ogni donna, indistintamente dalla cultura, dall’età e dalla religione alla quale essa appartenga, percepisce a livello viscerale e che fa nascere impellente la necessità di riappropriarsi di un qualcosa che rende tutto possibile, che vince ogni limiti e ogni pregiudizio, in quanto essa sente, nel profondo del proprio essere, che tutto ciò che la riguarda ha origine in una dimensione sacra alla quale essa sente di appartenere.

Da qui l’origine del matriarcato che riusciva a garantire uno sviluppo fiorente e un avanzamento accelerato del processo evolutivo nel rispetto delle Leggi Divine, preservando la natura e vivendo a contatto con essa come se ogni donna ne fosse espressione e custode.

Esisteva a quei tempi una realtà in cui la donna poteva manifestarsi liberamente, in cui era cosciente della sua forza e consapevole del proprio ruolo ed era per questo che riusciva a collocare la controparte maschile nel ruolo che gli permetteva di esprimere completamente la propria essenza senza che ci fosse la necessità da parte sia della donna sia dell’uomo di decretare il predominio sull’altro o sull’altra.

 

Mentre l’uomo andava a caccia, la donna aveva cominciato a piantare semi nella terra vicina alla capanna e a raccoglierne cibo. Grazie a lei l’uomo è potuto passare dalla condizione/necessità del nomadismo a quella di individuo stanziale: così, nel tempo, sono nati gli insediamenti, i primi villaggi, paesi e città….

 

Socrate chiese di essere istruito nell’arte dell’amore da Diotima.

Iniziandolo, Diotima ha sottolineato l’importanza della percezione della bellezza che si risveglia nell’amato, grazie alle capacità di queste caratteristiche di stimolare l’altro, in secondo luogo gli ha insegnato la segreta scienza di elevare la passione sublimandola dal piano sensuale a quello spirituale.

Gli insegnamenti tantrici segreti accentuano lo stesso aspetto. La bellezza fisica è molto preziosa ma essa, da sola, senza una sua coscientizzazione da parte della donna, anche molto bella, non è sufficiente. Il potere e il significato della bellezza dell’anima superano di molto quella superficiale

del corpo.

 

Gli antichi dicevano “Omne animal post coitum triste”: dopo il rapporto ogni animale (uomo incluso) è triste, indicando quindi una sorta di regola generale, come se il sentimento di malinconia fosse intrinseco al dopo rapporto e, per inciso, più frequente negli uomini che non nelle donne.               Ma si potrebbe considerare un’altra interpretazione: “Post coitum anima tristis est”: dopo il rapporto l’anima è triste, versione che aggiunge una nota molto più affettiva ed emotiva alla tristezza del dopo rapporto.

A volte la delusione e la tristezza nascono dal senso di perdita di un’intimità emotiva profonda, ma che è durata un attimo; o ancora da un’intimità fisica così poco soddisfacente da lasciare un senso di lontananza remota, invece che di unione.

Possiamo interpretare questa riflessione di Galeno in un altro modo ancora: ogni uomo che scende negli abissi femminili è in cerca della Grande Dea, ma è molto raro che ritorni in superficie

dopo averla incontrata….

Veramente felice l’intuizione di Andrè van Lysebeth che abbiamo potuto ascoltare dalla sua voce, registrata più di trenta anni fa con la traduzione  simultanea di Antonietta Rozzi: ma cos’è nella vita vissuta, nell’esperienza di ogni giorno, questa Grande Dea il cui contatto vivificante andiamo cercando?

Lui ci risponde così: immaginate una donna di mezza età, trascurata, con tre denti di meno, i bigodini in testa, di carattere indisponente e scorbutico, indosso una vecchia vestaglia nemmeno tanto pulita, una donna che non va pazza per la cura di se stessa e delle cose che ha intorno, insomma una che un maschio non potrebbe mai considerare la “magnifica preda”…..

Ebbene, questa donna brutta, certamente non affascinante,  ha partorito due giorni prima.

Si avvicina alla culla dove piange il suo piccolo, lo prende tra le braccia e lo nutre del suo latte:

in quel preciso istante il bimbo totalmente inconsapevole sta sperimentando ciò che lo accompagnerà per tutta la vita: la sensazione di essere accolto, abbracciato, tranquillizzato, nutrito, scaldato, rassicurato: quella donna poco gradevole è e sarà per sempre l’archetipo della Grande Dea!tantra6

Domanda piena di aspettative:

ma non si potrebbe continuare a parlare in altri incontri e Seminari di un argomento tanto vasto e appassionante per tutti?

Gioia Croci

aprile 2015

Un pensiero riguardo “TANTRA – La sacralità del femminile

    Aumentare - Hai bisogno di aumentare qualcosa ? ha detto:
    27 dicembre 2018 alle 17:01

    Ciao mia amata! Vorrei dire che questo articolo è fantastico, scritto bene e con quasi tutte le informazioni
    importanti. Mi piacerebbe cercare post in più come questo

    "Mi piace"

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