Il mio incontro con lo YOGA

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Il mio incontro con lo YOGA di: Anna Correnti

Vorrei semplicemente parlare degli avvenimenti che mi hanno portato sulla via dello Yoga.

                santamagdalena-51450324Tanti anni fa percorrevo un sentiero in montagna insieme a mia sorella. Era autunno, tutto il bosco sembrava risplendere d’oro, con le foglie gialle e rosse dei faggi che rilucevano ai raggi del sole e che al più lieve alito di vento cadevano a terra. Sotto i nostri piedi le foglie crepitavano, era tutto così bello che mi faceva quasi male il cuore per la commozione e fu lì che per la prima volta sentii parlare da mia sorella dello Yoga, del suo Maestro e della Meditazione che egli praticava. Mi sembrava così irreale quello che lei mi raccontava, come mi sembrava irreale il paesaggio intorno a noi.

                Mia sorella mi parlava del suo Maestro, Shri Ram Chandra, un venerando vecchio indiano con una lunga barba e con gli occhi profondi e immobili come laghi. Mi parlava della Meditazione, delle sue esperienze, degli effetti ricevuti, ed io, stupita, l’ascoltavo. La guardavo incredula e le chiedevo: “Ma tu ci credi davvero a quello che mi stai dicendo?” Lei rideva divertita, capiva la mia incredulità e, d’altra parte, non aveva ancora abbastanza argomenti per spiegarmi esattamente quello che voleva dire, poteva soltanto rendermi partecipe della sua meravigliosa esperienza che, tra l’altro, neanche lei ancora riusciva a spiegarsi.

                Un po’ di tempo dopo io ho scoperto l’Hatha Yoga e l’ho praticato con assiduità e piacere. A volte mia sorella mi chiedeva se volevo fare la Meditazione con lei. Io accettavo più per amor suo che per una mia necessità.

                Qualche anno dopo stavo preparandomi per sostenere un esame, mia sorella era in India. L’esame era importante per me, ma non fondamentale, potevo anche accettare un esito negativo. Certo, mi sarebbe piaciuto superarlo, ma in caso contrario non sarebbe stata una tragedia. Questo mi ripetevo razionalmente, però non potevo fare a meno di avere il cuore stretto in una morsa. L’angoscia mi attanagliava dalla mattina alla sera. La sentivo ancora prima di essere completamente sveglia, avevo la sensazione che mi fosse successa chissà che cosa, oppure mi stava per succedere. Continuamente mi ripetevo che il risultato non avrebbe avuto nessuna importanza, ma non riuscivo più neanche a studiare.  Sentivo tanto la mancanza di mia sorella, avevo tanta voglia di fare la Meditazione! Ma la Meditazione l’avrei potuta fare ugualmente! Allora ho fatto la Meditazione così come mi aveva insegnato lei:

                “Mi sono seduta in modo comodo e rilassato con la schiena eretta, le mani sciolte in grembo e gli occhi chiusi e, senza esercitare pressione sulla mente, dovevo soltanto supporre di avere una luce nel cuore. Non dovevo ripetermelo continuamente, altrimenti si sarebbe creata una tensione, né cercare di dare una forma a questa luce perché essa è la sorgente di tutte le luci”.

                (Ho letto, anni dopo, nelle Upanishad, che questa luce è descritta in questo modo: “Là il sole non risplende, né la luna, né le stelle risplendono, né vi sono bagliori e tanto meno fuochi terrestri, poiché è da essa che tutte queste cose prendono luce e la sua radianza illumina tutta la creazione”. )

Quando ho riaperto gli occhi c’era una gran calma in me, l’angoscia era sparita, mi sentivo come chi ha pianto tanto, ha ancora i singhiozzi,  ma una grande pace nel cuore. Non finivo di meravigliarmi! Mi dicevo che, in fondo, se avevo fatto la Meditazione aveva sperato proprio questo, ma non osavo crederci. Era stato tutto così semplice!

                (Soltanto parecchio tempo dopo ho saputo che quando siamo in preda a profonde emozioni a volte sopraggiunge il vomito o il pianto che hanno lo scopo di sciogliere le tensioni e di rilassare il diaframma.  Io non avevo né vomitato né pianto però avevo ancora i singhiozzi come chi ha pianto tanto, quindi la Meditazione aveva sciolto le mie tensioni lasciandomi libera di studiare).

                Non finivo di meravigliarmi, ma ero consapevole ormai del grande strumento che possedevo e di cui sempre sono stata grata allo Yoga: la realtà alla quale si aspira è così semplice che la sua stessa semplicità diventa un velo per essa e ciò che è semplice può essere raggiunto solo con i mezzi più semplici.

                Nel corso degli anni poi ho sempre cercato di seguire l’insegnamento di Shivananda che dice: “Vale più un grammo di pratica che mille tonnellate di teoria“ ed effettivamente, praticando e facendo esperienza, tante cose che mi erano state dette e che avevo recepito soltanto razionalmente sono entrate a far parte di me.

                Non sempre riesco ad ottenere dalla Meditazione gli stessi risultati, comunque li ottengo senz’altro quando ne ho maggiormente bisogno ed ogni volta mi stupisco e mi meraviglio della facilità con la quale questo è possibile ed ogni volta mi ripeto, anche se lo sapevo già: dunque è vero che “tanto più intenso è il nostro desiderio di proseguire, tanto più grande è l’aiuto che riceviamo”.

                Erano gli anni ’70, e da allora lo Yoga mi è sempre stato amico fedele!

Shanti  , Shanti , Shanti

Anna Correnti

 

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