Equinozio di Primavera

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2014319221937_GiardinoPrimaveraL’equinozio di Primavera è chiamato anche Festa degli Alberi (secondo la tradizione di Anna Perenna, antichissima divinità romana femminile, festeggiata alle idi di marzo nel bosco sacro a lei dedicato) o anche Lady Day (nel senso di giorno della Dea Luna).
Anche i Piccoli Misteri Eleusini venivano festeggiati in questo mese posto sotto il dominio di Marte, simbolo delle forze maschili fecondatrici.
Astrologicamente parlando ci troviamo sotto il segno dell’ariete che racchiude questo simbolismo maschile.
E’ la festa degli opposti, della dualità, delle forze maschili e femminili, rappresentate dal giorno e dalla notte che hanno la stessa durata e dall’equilibrio cosmico che producono, garantendoci vita e abbondanza.  Si celebra la fertilità, la crescita e la vita, sia degli uomini che della natura.  I simboli della fertilità sono il coniglio, i fiori e le uova. Queste ultime sono la rappresentazione della forza femminile (l’albume) e della forza maschile (il tuorlo) mentre il guscio, fusione perfetta di due simboli geometrici (il cerchio e la piramide), congiunge e protegge i due elementi. DayNight

Tutto cio’ che vive ha origine dalle uova, mammiferi, esseri umani e piante che attraverso il seme, che ha la stessa struttura di un uovo (la vita protetta da un guscio esterno) perpetua la vita vegetale.  Dunque Primavera, bella stagione, giovinezza e fioritura sono termini strettamente collegati e usati spesso l’uno come sinonimo degli altri.  Su un piano spirituale ed evolutivo che senso assume l’equinozio di Primavera? Perché è utile depurarci proprio a cavallo di questo periodo dell’anno?
Se  prestiamo attenzione al susseguirsi delle stagioni, prima di tutto a livello individuale, cioè dentro di noi, e poi in riferimento a tutto il pianeta, ci accorgiamo di come l’autunno e l’inverno preparino tutte le forme di vita ad entrare in uno spazio di oscurità, di umidità e di introspezione, uno spazio dunque più femminile, dove i semi penetrano, si nutrono e vengono custoditi, fino al momento in cui l’ambiente e l’Universo intero è pronto a riceverli come fiori e frutti. La Terra dunque custodisce ed alimenta questi semi, e l’energia si muove nell’oscurità, nell’umidità e nella profondità, in attesa che ogni forma di vita sia pronta a ricevere ed accogliere all’esterno. Ciò che accade sulla Terra dunque riproduce un vero e proprio concepimento, ed una gestazione nella stagione autunnale ed invernale, per provvedere alla nascita con l’arrivo della Primavera, e questo rende ancora più chiaro ciò che in precedenza abbiamo definito come la prima-stagione e la giovinezza.  In Primavera, in maniera più o meno graduale, i semi sbocciano e fino all’estate si trasformano in frutti prima acerbi e poi maturi, che a loro volta produrranno nuovi semi, per nuovi concepimenti, proseguendo in maniera ciclica l’evoluzione della Vita.   Ecco quindi il perchè della depurazione, ci accorgiamo di come sia indispensabile ripulire lo spazio dove nuovi fiori sbocceranno, proprio come quando alla nascita di un bambino l’intera famiglia e la casa che ospiterà il nascituro si riorganizzano e si ristrutturano in maniera armonica per accogliere la nuova vita. L’Equinozio di primavera, Oestara, è il momento sacro in cui luce e tenebre sono in equilibrio ed è anche il momento in cui la Vita riappare sulla terra nella sua pienezza, la natura si risveglia dal sonno invernale e in noi si accendono iniziative e progetti.  Una cosa che non molti sanno è che il mese di Marzo , per i Romani, era il primo mese dell’ anno.   L’ arrivare della primavera , era infatti considerato come il logico inizio dell’ anno, visto che segnava il rifiorire, il rinascere, il rinnovamento.   Tutti gli esseri viventi del pianeta percepiscono il cambiamento energetico della natura al cambio di stagione, e tutte le loro cellule si comportano di conseguenza.

LAlbero-CosmicoL’albero cosmico di primavera

Durante le celebrazioni equinoziali romane si tagliava ritualmente un grande pino e si portava in processione con bende e ghirlande di violette fino al tempio di Cibele, dove era innalzato.
È lo stesso Imperatore Giuliano (detto “il filosofo”) che ci spiega il mito e la ritualità delle feste primaverili (nell’opera “Alla Madre degli Dei”):
L’albero, infatti, cresce dalla terra, ma per così dire verso l’etere, ed è bello a vedersi, ci dà ombra nella calura, e poi produce da sé i frutti di cui ci fa dono: tale è l’esuberanza di fecondità da lui posseduta. Il rito dunque invita noi che, sebbene di natura celeste, siamo stati precipitati sulla terra, a mietere la virtù accompagnata dalla pietà nel campo del nostro comportamento terreno, e ad affrettarci a raggiungere la dea ancestrale, principio di vita. Subito dopo il taglio dell’albero, la tromba fa risuonare il richiamo per Attis e per tutti noi, che un giorno siamo volati dal cielo e caduti sulla terra. Dopo questo segnale, quando il re Attis, in seguito alla mutilazione, arresta la sua corsa illimitata, anche a noi gli dei comandano di eliminare la spinta verso l’infinito e, imitando i demoni che ci guidano, di risalire verso il delimitato e l’uniforme e, per quanto è possibile, verso lo stesso Uno“.
Oltre al pino, la corniola era il sacro arbusto divinatorio simbolo del mese dell’Equinozio, come ricorda anche il mito primaverile della fondazione di Roma, nel luogo in cui si conficcò il giavellotto di Romolo, fatto appunto di legno di corniola.   La parola equinozio deriva dal latino “equus nox”, ovvero “uguale notte”. L’Equinozio di primavera è il momento dell’uguaglianza del giorno e della notte, quando le forze della luce sono in fase di crescita.
Il freddo e il buio prolungato delle giornate invernali hanno sempre suggerito all’uomo l’idea della morte. L’ansia che ne derivava si traduceva in forme rituali, le quali avevano la funzione di esorcizzare l’evento funesto e di favorire o addirittura provocare la rinascita. Per questa ragione il periodo che precede o segue l’equinozio di primavera è uno dei più ricchi di feste, cerimonie, credenze e miti.    Tutte le società, in particolare quelle agricole, celebravano la primavera come una resurrezione, attraverso simbologie talmente radicate nelle più profonde paure e nei più riposti angoli dell’inconscio collettivo, che anche la società industriale, sia pure in forme più mediate, perpetua queste antiche forme di evocazione della rinascita a primavera.

di : Porzia Maria Favale

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